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FABIO FERRARI…“IL MIO MARTINI GHIACCIATO”

PER FARE UN BUON MARTINI SERVE QUALCUNO CHE TE LO SAPPIA RACCONTARE

Il Martini è un mito, da cocktail è diventato leggenda e come in ogni storia mitologica che si rispetti ha funzioni e cerimonie a cui non si può derogare. Mai.

Per fare un buon Martini ci vogliono tre cose: ingredienti giusti, dosi esatte e qualcuno che te lo sappia raccontare fino a farti innamorare del drink più famoso e iconico al mondo. E quella persona è Fabio Ferrari, una vita nel cinema – quello con la C maiuscola – orme già piantate a terra…figlio di due grandi attori come Paolo Ferrari e Marina Bonfigli.

DA ANNI SPERIMENTA LA ‘FILOSOFIA MARTINI’ E IL SUO INTORNO

Fooderio’ lo ha incontrato a ‘La Buvette’ in via Vittoria, posticino interessante in pieno centro storico dove torneremo sicuramente a fare tappa. 

Lo guardi negli occhi e non fai a tempo a ricordare gli sketch atomici di ‘Vacanze in America’ e ‘I Ragazzi della III C’ – mentre proprio in questi giorni è su Sky Cinema con ‘Alfredino. Una storia italiana’ – che Fabio è lì che ti scandaglia storie, riti, varianti, declinazioni ‘dell’agitato, non mescolato’ di bondiana memoria. E allora la voglia di Martini sale subito, ma sono appena le 13.00 e forse un’insalatina fresca contro l’afa africana – che da giorni schiaccia Roma – è più indicata. Fabio Ferrari è un appassionato di mixology, realizza super cocktail da brivido e da anni sperimenta la filosofia Martini e il suo intorno.

‘Rompiamo il ghiaccio’…ma perché il Martini?

“E’ trasparente, essenziale, elegante, secco e civilizzato. Perché è ‘il cocktail’. Perché è buonissimo. Perché è un amico. Perché lo preparo agli amici. Perché se bevi un altro drink, non fai in tempo a finirlo che già pensi: ‘perché non ho preso un Martini?’ E lo prendi”.

Quand’è che Fabio incontra il Martini?

“Al cinema: M.A.S.H. di Robert Altman. Una scena cult di un film cult. Elliot Gould, Donald Shuterland e Tom Skerrit. Quello è stato l’imprinting ma era il 1973 ed ero troppo piccolo per berlo. Ho cominciato a berlo negli anni ‘90 e a prepararlo nel nuovo millennio”.

Raccontaci il ‘tuo Martini’

“Il mio Martini è ghiacciato, la temperatura di servizio va dai -4 ai -9, secco ma non completamente senza vermouth – rapporto 5:1 – e preparato con ghiaccio cristallino. Il bicchiere e il mixing glass devono uscire dal freezer. Il gin no, altrimenti il ghiaccio non si scioglie e la diluizione è importante come gin e vermouth. La buccia di limone la strizzo solo ma non la metto dentro il bicchiere invece l’oliva sì. Talvolta invece mi piace senza orpelli, nudo nella sua trasparenza”.

Chi ha degustato il ‘tuo Martini’…narra che nella preparazione sei maniacale tanto da farcire tu stesso l’oliva. Leggenda o realtà?

“Negli Usa esiste tutto un pianeta di olive farcite, qui da noi ce ne sono di meno e allora me le faccio da solo…alici, formaggio blu Stilton, peperoni…mi piace divertirmi. Naturalmente per olive così saporite servono gin con gradi e un muro di ginepro”.

Non avrai mica una teoria anche sul Vermut…?

“Il vermouth è sostanzialmente vino. Dunque una volta aperto va conservato con cura. Vacuum e frigo. Ve lo berreste un Chianti aperto sei mesi fa? La mania del Martini in e out viene anche dalla cattiva conservazione del vermouth. Ma secondo me un Martini senza vermouth non è un Martini ma un bicchiere di gin ghiacciato”.

Non pensarci più di tre secondi: un abbinamento cibo e Martini?

“Martini e Mortazza”.

Tra Martini e cinema, che stagione ti aspetta?

“È appena uscito su Sky Cinema ‘Alfredino. Una storia italiana’, un bellissimo film con un grande cast di cui sono orgoglioso di aver fatto parte. Poi inizio a giorni ‘Canonico’, una serie con Michele La Ginestra, lui fa il parroco ed io il suo vescovo. Questa estate porto in giro un reading con Danila Stalteri sulla crisi della coppia: ‘Coppia Scoppiata’ a settembre un film – titolo top secret – e a teatro ‘Il Prestito’ con Giancarlo Ratti. Siamo ripartiti”.

‘Fooderio’ ti ha avvistato da ‘ReGà’ a Testaccio, svelaci se c’è qualcosa in programma

“Renato, uno dei titolari di ‘ReGa’ è un amico e allora prossimamente preparo e racconto il ‘Mio Martini’ da lui. Ghiacciato. Con questo caldo ci vuole no?”

Ci salutiamo. Lo guardi ancora una volta immaginando che stiano per arrivare anche Elia e Tesini o chessò…Peo Colombo lo ‘schiantatope’. Tra il Martini e Fabio Ferrari almeno per ora non c’è alcun ciak da battere…ma di sicuro un bel copione tutto da scrivere. Vedremo…

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