IL CINEMA GODERECCIO DI ALBERTONE TRA MACCHERONE E PAPPARDELLE

La memorabile scena dello spaghetto al pomodoro che vede Nando Mericoni rinunciare al pane con la marmellata, al latte, allo yogurt e alla mostarda per tuffarsi in un piatto semplice – quanto intramontabile – della cucina italiana racconta molto dell’Albertone nazionale. E il cibo, in alcuni dei suoi film, era quel sottile fil rouge che legava lo spettatore al personaggio interpretato. Magistrale, in tal senso, la pellicola di ‘Un americano a Roma’ firmata nel 1954 dallo straordinario Steno mentre proprio il figlio, Enrico Vanzina, ricorda all’Agi nel giorno del ventennale della sua scomparsa come Sordi “ha fatto dei ruoli in cui metteva sempre qualcosa di suo, ma la cosa straordinaria è che lui creava un modello e poi diventava un modello egli stesso”. Niente di più vero, tanto che ancora oggi non manca occasione quando si è in compagnia dinanzi a un piatto di pasta di pronunciare la mitologica battuta “maccarone m’hai provocato e io ti distruggo. Io me te magno”.

Da Nando a Remo il passo è breve, verace ‘fruttarolo’ romano Proietti parte con la moglie Augusta  – la grandissima Anna Longhi, Annarella la ‘buzzicona’ di sempre che ha ispirato il ristorante gestito dalla figlia e dalla nipote ad Ostia – partono per ‘Le vacanze intelligenti’ organizzati dai tre figli colti e snob in un episodio del film del 1978 ‘Dove vai in vacanza?’. Alla Biennale di Venezia e alla dieta ferrea la genuinità di Remo e Augusta si perde tra le due mezze pagnotte di pane – “uno spuntino. Un assaggio di tutto” – addentate in piazza San Marco e farcite con “prosciutto, salame, mortadella, parmigiano, pecorino, provolone, alici, tonno, cipolline, carciofini e cartoccio di olive dolci…con due belle bire fresche”.

E ancora a mangiare l’impossibile in una trattoria, un’abbuffata mitologica con “spuntature de maiale in attesa che coci a pasta” e intanto “cucchiara de facioli” e finalmente “pappardelle al sugo de lepre”.  Per poi ordinare ancora un’altra mezza porzione che li porterà dritti alla lavanda gastrica con lo sconcerto del medico: “Ma levateme na curiosità…ma che cazzo che ve sete magnati?

Da Nando a Remo, il ritorno a casa in via dei Prefetti si celebra con un mega spaghetto al pomodoro…spazzolato anche dai figli. Il cinema di Sordi è un’antologia di sequenze sul cibo. La drammaticità di Luigi Comencini in ‘Tutti a casa’ del 1960 ambientato durante l’armistizio del ’43 con la Germania che diventa nemica dell’Italia e quel piatto di polenta condiviso stesa sulla spianatoia e al centro un’unica salsiccia che la potrà mangiare solo chi terminerà per primo. Ne ‘Il Marchese del Grillo’ – 1981 – mangia in un’osteria con la bella Olimpia i rigatoni co la pajata; in ‘Una vita difficile’ interpreta un giornalista comunista che insieme alla moglie si ritrova per caso a cena dai Marchesi Capperoni. È la sera dei risultati del referendum su Repubblica/Monarchia e mentre ci si imbatte negli opposti schieramenti arriva uno stratosferico vassoio di pasta al forno di cui Silvio (Sordi) fa incetta di una grande porzione servito dalla moglie…L’ho abituato così a casa”.

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