MERCATO ‘PLANT BASED’ CRESCE A DOPPIA CIFRA E CONQUISTA TAVOLE ITALIANE

Se anche gli chef più blasonati, da Renè Redzepi, al ‘Noma’ di Copenaghen, a Niko Romito, col nuovo menù del ‘Reale’ a Castel di Sangro, hanno rielaborato menù interamente a base vegetale è perché è tempo di nobilitare questi alimenti da semplici contorni a protagonisti delle nostre tavole. In realtà, come testimoniano i dati della ricerca sugli alimenti a base vegetale, condotta da ‘Bva-Doxa’, negli ultimi 5 anni gli italiani sulle loro tavole hanno già avviato il cambiamento – lo dichiara il 66% – aumentando il consumo di frutta e verdura – 4 su 10 – e riducendo l’apporto di proteine animali, 3 su 10.

Il 22% di proteine consumate nel nostro Paese è di origine vegetale: c’è chi le cerca direttamente in alimenti come ceci, fagioli, soia o lenticchie e chi invece privilegia quelli che l’industria chiama prodotti ‘plant-based’, ricettati a base di materie prime vegetali come burger, polpette e bevande.

Il mercato ‘plant based’ nell’ultima stima del 2020 valeva 385 milioni di euro che, per una nuova categoria di prodotti, è una cifra molto importante. Una tendenza cresciuta a doppia cifra ogni anno, cosa rara in un mercato come quello del food, completamente saturo in cui ha trovato un suo spazio e ha addirittura proposto delle innovazioni, e nei prossimi 3-5 anni potrebbe esserci un’ulteriore crescita di quasi il 20%.

Ma c’è anche un altro driver d’acquisto per i prodotti a base vegetale, apprezzato soprattutto dai più giovani – under 35 – ed è il loro profilo sostenibile: per la metà sono di cibi amici dell’ambiente, con una impronta ecologica tra le più basse del mondo alimentare – per il 47% – mentre il 46% del campione li apprezza perché richiedono un minore impiego di risorse naturali. Oggi il consumo di questi prodotti è soprattutto domestico, del resto l’80% della produzione viene distribuita dalla Gdo, ma il consumo fuori casa è destinato a crescere.

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