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IEZZI: FINALMENTE SI RIAPRE, MA IN RITARDO.

Dal 1 giugno i ristoranti e i bar potranno aprire a pranzo e a cena anche al chiuso. Fooderio ha intervistato il maestro Angelo Iezzi, l’uomo che ha fatto la storia della pizza italiana, presidente dell’Api e che con le sue scuole ha portato in tutto il mondo il brand pizza. Non ultimo a New York con il suo ‘Pqr’, pizza quadrata romana.

Arrivano le riaperture, ma pesano molto i ritardi e anche alcune scelte del Governo. Quanto ha influito fino ad oggi il coprifuoco e la possibilità di apertura solo per i locali che hanno spazi esterni?

“Riaprire è positivo, ma parlare di vittoria mi sembra azzardato. Inizialmente ci hanno additato come untori, poi le chiusure a intermittenza, lockdown e regioni a colori. Un caos totale, quando oltre un anno fa ci hanno fatto sanificare i locali per poi lasciarci chiusi. Incommentabile la finta riapertura del 26 aprile all’aperto e con l’assurdità del coprifuoco, un provvedimento che complica il lavoro degli impasti e delle cotture oltreché creare problemi alla clientela costretta a mangiare in fretta con il rischio sia per loro che per noi di prendere anche una multa se si va oltre l’orario previsto. Riaperture, quindi, che anche per via del maltempo hanno visto più pizzerie chiuse che aperte. A questo va aggiunto il danno economico e lo spreco alimentare per le derrate alimentare acquistate e non vendute. E comunque sono state penalizzate tutte quelle location che non avevano tavoli all’esterno”.

Se guardiamo New York, sia alle riaperture che al tema degli indennizzi alle imprese colpite dal Covid-19, il quadro rispetto all’Italia è anche più deprimente. Nel caso di Pqr come è andata?

“Negli Usa la pandemia è arrivata dopo rispetto all’Italia eppure il nostro Pqr di New York è rimasto sempre aperto ottemperando alle direttive sanitarie anti Covid. Siamo stati risarciti dal ministero del Tesoro americano in tempi brevissimi e senza incappare in cavilli amministrativi burocratici o bancari, come invece è accaduto qui da noi. Come Pqr siamo stati indennizzati dei costi fissi – contratti d’affitto – spese che sono alla luce del sole come in Italia. Ma a quanto pare questo parametro non è stato preso in considerazione dal governo italiano. Da maggio il nostro Pqr di Ny è aperto senza limitazioni”.

In un anno e mezzo di chiusure, il mondo pizza in Italia quanto ha perso in termini economici e occupazionali?

“Abbiamo ricevuto elemosina, non aiuti. Come sistema pizzerie – e i dati sono ancora approssimativi – è stato perso un volume d’affari tra il 60% e l’80%. Una forbice dovuta da chi è riuscito con grandi sacrifici a rimanere aperto, chi ha chiuso momentaneamente e chi invece non ce l’ha fatta abbassando definitivamente la serranda. In questo scenario il dato occupazionale è allarmante, parliamo di centinaia e centinaia di lavoratori che hanno il posto di lavoro, a cui probabilmente se ne aggiungeranno altri quando finirà il blocco dei licenziamenti”.

Quanto tempo ci vorrà per ritornare in almeno in equilibrio?

“Parlare di equilibrio è un eufemismo. Adesso sull’onda dell’entusiasmo si procederà con le riaperture – e aggiungo finalmente – ma i danni per le aziende si sconteranno nel tempo. Ci vorranno almeno 3 anni prima che il comparto pizzerie torni in pareggio. Ora è importante far tornare i clienti, che dovranno riabituarsi ad uscire da casa e smettere di ordinare cibi a domicilio che, con tutte le accortezze, non equivarranno mai ad un cibo cotto fresco e servito al tavolo”.

Come sarà il futuro delle pizzerie italiane e dell’indotto della filiera?

“Tutto questo è stato un colpo mortale non solo per i ristoratori ma anche per le aziende della filiera, che hanno registrato pesanti perdite, e addirittura qualche impresa ha anche chiuso i battenti. Ciò porterà ad avere scarsa concorrenza…che significa un aumento dei prezzi. La filiera del piccolo ci garantiva qualità e un prodotto su misura, se arriverà il circuito delle multinazionali ad occupare questa fetta di mercato…il danno potrebbe essere maggiore”.

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