PASTA, FORMAGGI E SALSE. MADE IN ITALY COLPITO DA ‘ITALIAN SOUNDING’

Made in Italy, ecco i prodotti più colpiti dall’Italian Sounding, cioè presentare prodotti con nomi, loghi, colori o slogan riconducibili all’Italia ma che di fatto non hanno nulla a che vedere con l’autenticità italiana. L’indagine condotta da Assocamerestero, in collaborazione con le 8 Camere di Commercio Italiane all’Estero (Ccie) presenti in Cina (Hong Kong, Pechino), Corea del Sud (Seoul), Giappone (Tokyo), India (Mumbai), Singapore (Singapore), Thailandia (Bangkok) e Vietnam (Ho Chi Minh City), rileva che:  Al primo posto: i condimenti, ovvero salse, sughi, oli con il 26,8% dei prodotti che evocano l’autentico, ma che sono falsi. Al secondo posto: i surgelati e piatti pronti (con una quota del 19,6%), seguiti a brevissima distanza dalla pasta (19,1%). Al terzo posto: al 17,5% i prodotti lattiero-caseari. Qualche esempio. In Cina per i formaggi italiani sono scarsamente presenti sul mercato locale e a far presa diventano allora i rispettivi prodotti ‘Italian Sounding’ come il ‘Parmesan’ importato dagli Usa. In Asia troviamo il ‘Ragu Pizza Sauce’, una salsa al ragù in cui però la carne non è presente, il pesto prodotto con timo e rosmarino al posto del basilico e ancora l’aceto balsamico di Modena prodotto in Germania fino ad arrivare a condimenti evocativi dell’Italia, non presenti nella cucina italiana. A Singapore la pasta è l’alimento imitato più diffuso (38,6%) importato in particolare dall’Australia. Pizza e gelato surgelati che richiamano l’Italia sono fortemente presenti anche in Vietnam (23,3%). A Hong Kong i latticini sono gli alimenti più imitati e rappresentano circa un quarto del totale dei prodotti presenti sul territorio (24,5%).